DEPOSITO IVA

Immissione in libera pratica di beni non comunitari

Articolo 50 bis comma 4 lettera b): sono effettuate senza pagamento dell'imposta sul valore aggiunto le operazioni di immissione in libera pratica di beni non comunitari destinati ad essere introdotti in un deposito Iva.
I depositi Iva possono custodire i beni nazionali e comunitari, non anche i beni di provenienza da Paesi o territori terzi, a meno che essi non vengano immessi in libera pratica. L'immissione in libera pratica è la procedura che attribuisce la posizione doganale di merce comunitaria ad una merce non comunitaria.
Essa implica l'applicazione delle misure di politica commerciale, l'espletamento delle altre formalità previste per l'importazione di una merce, nonché l'applicazione degli eventuali dazi dovuti.
Dopo il suo espletamento i beni possono circolare liberamente nella Comunità, venendo agli effetti delle imposte indirette equiparati ai beni in essa prodotti. In seguito all'istituzione dei depositi Iva l'importazione può essere effettuata senza pagamento dell'imposta se, dopo avere assolto le formalità doganali e pagato i dazi eventualmente previsti, i beni sono immessi in un deposito Iva.
A tale proposito la circolare ministeriale n. 145/E del 10 giugno 1998 ha precisato che "l'immissione in libera pratica di beni destinati ad essere introdotti in un deposito Iva è da considerarsi importazione non soggetta all'Iva sulla base di una dichiarazione dell'importatore circa la destinazione del bene comprovata anche dalla restituzione di copie del documento doganale di importazione munito dell'attestazione, sottoscritta dal depositario, di avvenuta presa in carico delle merci nel registro previsto per i depositi Iva dall'articolo 50-bis, comma 3, del D.L. n. 331/1993".

Il documento di importazione

Nella bolletta doganale IM-4 si deve specificare chiaramente la dicitura "Chiedesi immissione in libera pratica senza pagamento di Iva ai sensi dell'articolo 50 bis comma 4 lettera b) DL 331/1993 convertito in L. 427/93, in quanto la merce è destinata ad essere introdotta in deposito Iva", aggiungendo i dati identificativi del deposito. Da un punto di vista doganale, l'operazione si esaurisce all'atto dell'immissione in libera pratica del bene, con l'emissione di una bolletta non soggetta ad imposta, allorquando l'importatore dichiara che i beni sono destinati ad essere introdotti in un deposito Iva.

L'introduzione in deposito

L'introduzione in deposito avviene sulla base del documento doganale di importazione.
Il gestore del deposito:
prende in carico la merce sull'apposito registro e conserva una copia del documento
doganale di importazione
appone su una copia della bolletta IM-0 l'attestato della presa in carico della merce e
provvede alla sottoscrizione
rimette la copia della bolletta IM-0, sulla quale ha apposto l'attestazione di presa in
carico, alla Dogana che ha proceduto allo sdoganamento.

La restituzione del documento

Copia del documento doganale, con l'annotazione di presa in carico nella contabilità del gestore del deposito e munita di firma di quest'ultimo, deve essere rimessa all'ufficio emittente. Con il ritorno dell'attestazione di presa in carico delle merci, ed il conseguente svincolo dell'eventuale garanzia richiesta, si chiude definitivamente l'operazione doganale: la successiva estrazione dal deposito non e' considerata una importazione, ma avviene con i meccanismi che saranno più avanti descritti.

La contabilità del depositante

Il depositante, al quale è intestata la bolla doganale, provvede ad annotarla nel registro Iva acquisti, con la causale "operazione effettuata senza pagamento dell'Iva ai sensi del comma 4 lettera b) dell'articolo 50 bis DL 331/1993 convertito in L. 427/93". Si evidenzia che, in sede di dichiarazione Iva annuale, l'operazione deve essere segnalata nel rigo che concerne le importazioni effettuate .

I vantaggi finanziari

Ci soffermiamo sui vantaggi finanziari che si possono ottenere utilizzando i depositi Iva per importare dai paesi extra - Ue senza pagare materialmente Iva e senza essere costretti ad utilizzare plafond.
Si premette che, come verrà illustrato in seguito, per estrarre la merce dal deposito Iva si deve adottare la procedura dell'autofattura, ai sensi dell'art. 17 comma 2 Dpr 633/1972: l'Iva non viene quindi pagata , ma compensata contabilmente. La possibilità di utilizzare il sistema è quindi molto importante per le aziende in posizione di credito Iva che, potendo importare senza pagare imposta, riducono drasticamente il proprio credito, con enormi benefici per la liquidità aziendale. Il meccanismo può essere però utile anche per le aziende che non soffrono di un credito Iva strutturale: esso consente infatti di non anticipare alcunché a titolo di Iva al momento dello sdoganamento, ottenendo un beneficio finanziario pari al 20% (in ipotesi di Iva ordinaria) del valore della merce per un lasso di tempo variabile dai 15 ai 45 giorni.

Estrae i beni chi ha immesso i beni in deposito

Può essere ad esempio il caso di chi, dopo avere immesso i beni in libera pratica introducendoli in un deposito Iva, decida successivamente di estrarli. In questo caso il soggetto deve provvedere ad autofatturarsi l'operazione, evidenziando l'Iva dovuta sui beni estratti. L'autofattura dovrà essere consegnata al gestore del deposito, che ne conserva copia. Si supponga che la società Rossi estragga beni del valore di 1 milione. Essa emetterà fattura su sé stessa, facendo riferimento nella descrizione dell'operazione al fatto che trattasi di estrazione di una determinata partita da deposito Iva, nel quale la stessa Rossi aveva introdotto i beni, ed evidenziando i seguenti valori:

+ Imponibile 1.000.000
+ Iva dovuta 200.000
= Totale 1.200.000

La fattura deve essere annotata nel registro delle fatture, con riferimento alla data in cui è emessa, che non può essere successiva al momento dell'estrazione. A partire dal momento in cui si ha l'annotazione nel registro delle fatture sorge il diritto ad annotare l'autofattura anche nel registro degli acquisti, chiudendo così l'operazione contabile Iva.

La base imponibile per l'estrazione

Articolo 50 bis comma 6: la base imponibile è costituita dal corrispettivo o valore relativo all'operazione non assoggettata all'imposta per effetto dell'introduzione ovvero, qualora successivamente i beni abbiano formato oggetto di una o più cessioni, dal corrispettivo o valore relativo all'ultima di tali cessioni, in ogni caso aumentato, se non già compreso, dell'importo relativo alle eventuali prestazioni di servizi delle quali i beni stessi abbiano formato oggetto durante la giacenza fino al momento dell'estrazione.

Il concetto di fondo è che, al momento dell'estrazione, l'Iva deve essere assolta sul valore complessivo dei beni: tale valore non è rappresentato dal mero valore che essi avevano al momento del deposito, ma deve tenere conto di eventuali transazioni avvenuta in regime di deposito Iva, nonché degli incrementi dovuti alle prestazioni di servizi sui beni depositati, che vanno dalle lavorazioni alle spese di custodia e movimentazione. Prestazioni di servizi che sono state originariamente addebitate senza Iva, in relazione al regime di deposito Iva. Premesso il comune concetto di fondo, le concrete modalità di calcolo della base imponibile sono diverse nell'ipotesi in cui l'estrazione venga posta in essere dallo stesso soggetto che ha immesso in deposito i beni, rispetto all'ipotesi in cui i beni estratti siano stati oggetto di una o più transazioni durante la giacenza.

Estrazione da parte del soggetto che ha immesso i beni in deposito

In questo caso la base imponibile è costituita da:

Corrispettivo o valore relativo all'operazione non assoggettata ad imposta
per effetto dell'introduzione
Importo delle prestazioni di servizi delle quali i beni hanno formato oggetto durante
la giacenza
Base imponibile




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